Nazione Arezzo di venerdì 10 aprile 2026, pagina 2
Ceccarelli lancia il guanto di sfida – Ceccarelli mette il turbo «lo, sindaco tra la gente» Giani: «Cosa aspetta la città a cogliere l’occasione?»
di Bigozzi Lucia – Ingardia Francesco
PER RIPORTARE IL COMUNE AL PD MOSTRA LE GRANDI INCOMPIUTE: L’APPOGGIO DI GIANI, LE LISTE, I NOMI IN LIZZA CECCAR LI i r>>` IA IL GUAN DA Bigozzi e Ingardia alle pagine 2 e 3 Ceccarelli mette il turbo «lo, sindaco tra la gente» Giani: «Cosa aspetta la città a cogliere l’occasione?» II candidato del campo largo accende la sfida con la benedizione del presidente toscano La ricetta anti destre: un assessorato al decentramento, grandi opere e affitti calmierati di Lucia Bigozzi e Francesco Ingardia AREZZO Scomoda nientepopodimeno il padre costituente La Pira, la lungimiranza del sindaco di Firenze di «non governare una città guardando solo ai bilanci ma alle sofferenze delle persone». Vincenzo Ceccarelli parla a braccio alla Casa dell’Energia. Col popolo del campo largo a raccolta per il primo giro di valzer di campagna elettorale. II candidato sindaco parla a braccio, un’ora stecchita di arringa, nonostante il quartino d’appunti vergati dall’evidenziatore giallo per tenere il filo del programma elettorale da declinare, tema su tema, punto su punto, con cui salire sul trono di Palazzo Cavallo. Alle sue spalle il ledwall col video spot di «Arezzo Partecipa». La formula magica in tre fattori: «Ascolto, partecipazione e cura». Un mantra che si ripete volta volta. La comunicazione è al passo di samba dei social. La strategia è di folgorare gli utenti con il bianco e nero della città sbiadita, «chiusa su se stessa», incompiuta, tra cantieri e strade rabber *** ciate o con crateri al posto delle buche. Su tutti, le immagini in sequenza di via Filzi e via Fiorentina, spine nel fianco della giunta Ghinelli. Come a dire: il piatto delle grandi opere, manutenzioni ordinarie e infrastrutture, piange assai. Tanto che la sciabolata alle destre è puntuale. «Sul Pnrr la giunta uscente ha fatto il minimo indispensabile, senza un euro di fondi europei, prendendo solo quello che lo Stato ha inserito per Arezzo in finanziaria». Al bianco e nero si contrappone il friccicore di colori sgargianti della Arezzo dalle «enormi potenzialità» baciata dal sole. E così le immagini scivolano tra Piazza Grande e San Domenico, come una carezza allungata a militanti e supporter. Ci sono buona parte dei sindaci del Valdarno (Vadi, Chienni, Degl’Innocenti o Sanni, Nannini) e della Valdichiana con Jacopo Franci in testa. In prima fila l’assessore toscano Filippo Boni e la consigliera regionale Roberta Casini. Ci sono gli eletti a Palazzo Cavallo e gli alleati del campo largo, a cominciare da Romizi. E i vertici di partito, dalla segretaria provinciale Barbara Croci al segretario comunale Luciano Ralli, Francesco Ruscelli e l’ex sindaco Giuseppe Fanfani: elenco lungo perchè qui c’è la crème de la crème del Pd e dei protagonisti dell’alleanza. «Ma non basta, servono i voti delle persone», osserva con rigore proprio Fanfani. Un invito a mettere in campo ogni energia per ri-animare il consenso. Anche sull’onda lunga del referendum che come dice Ralli «ha riavvicinato tanti giovani al partito, in lista abbiamo addirittura sei ventenni», rilancia con una punta d’orgoglio. Ceccarelli mette in fila i temi, le priorità con un occhio attento ai bisogni dei più fragili e batte il tasto sul concetto di partecipazione che contrappone alla «follia dell’uomo solo al comando». II telegramma agli elettori è duplice. Guai a votare a destra: «Il nostro modello di città non è quello degli ultimi 11 anni – la sferzata dell’ex assessore regionale -, nè di quella che si candida. Checché ne dicano, son sempre gli stessi, dopo randellate inaudite culminate con foto tutti insieme appassionatamente al tavolo, compresi quelli che invocavano discontinuità rispetto alle giunte Ghinelli». L’altro sms è per il terzo incomodo al voto di maggio, Marco Donati. E alle svariate idee programmatiche politiche intrecciate a Ile nuove tecnologie, tra algoritmi ed Ai. «I miei competitori – stuzzica Ceccarelli – vogliono risolvere tutto con la tecnologia, ma accanto alla città smart io immagino una comunità viva, fatta di persone». La ciliegina sulla torta è stata la benedizione del governatore Eugenio Giani, pronto a garantire il sostegno della Regione e dell’apparato Pd Toscana al proprio candidato sindaco. Il meccanismo e l’intesa è oliata dagli anni in Regione dell’uno e dell’altro. «Caro Eugenio, ti dico che se vinciamo noi serviranno molti soldi», scherza sù Ceccarelli, consapevole del fondo di verità per rilanciare Arezzo nell’aprire e chiudere cantieri, per la stazione Medio Etruria, per la sanità che passa dal San Donato e in parallelo dal punto nascita della Gruccia, per dare gambe e sostanza economica al tavolo con gli imprenditori contro la desertificazione del centro storico, per un piano sugli affitti calmierati, per il riuso del patrimonio pubblico esistente. Senza dimenticare l’idea di fondo dell’impianto progressista sul «salario minimo in tutti gli appalti comunali». E senza dimenticare l’asso nella manica della devolution tramite «un assessorato al decentramento» che connetta la città con le frazioni. «Ma cosa aspetta Arezzo a cogliere l’occasione di Ceccarelli sindaco? – l’endorsement del presidente Giani -. Vedo Vincenzo in grande spolvero, è l’uomo giusto con le migliori competenze amministrative per dare slancio a una città che conosce a menadito». Rimane il tempo per una previsione elettorale a margine. Giani, che consiglia a Donati in caso non raggiunga il ballottaggio? «La scelta naturale sarebbe quella per lui e per il suo elettorato di avere un rapporto con Vincenzo». Che la campagna elettorale abbia inizio.